Martin Scorsese diceva: “Il cinema è tutto ciò che c’è dentro l’inquadratura e tutto ciò che ne sta fuori”.
Questa frase può essere letta in due modi, a mio parere:
Quando l’ho mostrata nel workshop di composizione cinematografica del Master in Computer Grafica, il significato era rivolto verso gli spazi pieni e vuoti di un’inquadratura.
Il regista, il direttore della fotografia e tutto il loro entourage costantemente giocano con le forme, le ombre, gli spazi, per trasmettere un’emozione ben precisa allo spettatore. È appunto “comporre” un quadro con elementi che aiutino l’occhio a leggere l’immagine – ciò che è presente ma sopratutto ciò che NON è presente.
E se una persona è curiosa, l’internet è pieno di video, di articoli, che snocciolano un film frame by frame esaltando le capacità fotografiche del regista nel raccontare le storie a più livelli, non solo quello attoriale.
C’è poi l’altro modo di leggere questa citazione. Quello più romantico, quello che racchiude l’enorme quanto piccolo mondo del cinema prima che il proiettore in sala si accenda.
Un mondo fatto di maestranze, di persone che lavorano sodo, per mesi, per arrivare preparati a quel momento, a quell’unico istante catturato da un fotogramma (o un sensore) grande più di un bottone e meno di una carta di credito.
Il cinema non è il teatro. Certo, possono esserci delle grandi somiglianze: gli attori, il regista, i tecnici, gli scenografi, i costumisti eccetera eccetera. Ma tutti lavorano perchè il risultato sia visibile in una/due/tre ore di spettacolo, da qualsiasi punto della sala.
Nel cinema, se ci pensiamo, tutto si svolge solo di fronte alla macchina da presa. Tutto ciò che fa parte della storia: gli attori, i costumi, le scenografie viene racchiuso in un rettangolo piccolo, tra un “action” e un “cut”. Ciò che succede dietro alla camera, prima e dopo, non esiste, non viene registrato. Ma è egualmente importante.
La scorsa settimana ci siamo divertiti a girare un corto su una storia a tema Star Wars. Lo abbiamo fatto coinvolgendo una compagnia di cosplayer del mondo creato da Lucas. Ognuno con la propria armatura, i propri vestiti, creati con cura forse non per apparire di fronte alla camera, ma così ci piace pensarlo.
Il motivo? Vogliamo che i nostri studenti possano testare ciò che hanno imparato sul compositing per vfx lavorando su riprese originali e non footage scaricato da internet come migliaia di altri coetanei. Vogliamo che si rendano conto di cosa significa lavorare bene in fase di ripresa per evitare problemi gravi nella post-produzione. Vogliamo che si abituino a lavorare materiale proveniente non per forza da produzioni multimilionarie.
Ma vogliamo soprattutto che si mettano in gioco, che assaporino la magia che c’è dietro la telecamera, che capiscano quanto bello è vedere come il lavoro in squadra di tante persone possa raccontare una storia di fronte a quel rettangolo, più grande di un bottone e più piccolo di una carta di credito, tra un “action” e un “cut”.





































