Ci svegliamo carichi. Le stanze vintage del mizpah ci hanno ristorato e nessuno sembra aver ricevuto la visita di fantasmi la scorsa notte.
Purtroppo la struttura non offre la colazione, così appoggiamo le valigie in macchina e ci spostiamo di qualche centinaio di metri dall’hotel, in un diner tipico americano. Ordiniamo pancake, uova e bacon e ci arrivano delle porzioni grandi da sfamarci fino a cena.
Barcollando dalla sazietà , ci mettiamo in marcia lasciandoci Tonopah alle spalle.
Di nuovo nel nulla cosmico. Infinite distese di sterpaglie e sabbia, sotto un cielo blu terso illuminato dal sole di giugno che comincia a scaldare l’aria.
Superiamo un paio di catene di colline e, come siamo ormai abituati ma non smetteremo mai di sorprenderci, il paesaggio si trasforma in un bosco di conifere e piccoli arbusti. L’aria si raffresca e scorgiamo un bellissimo lago all’orizzonte.
Prendiamo quindi una stradina sterrata per avvicinarci all’acqua, divertendoci guadando un torrente. Una volta arrivati alla spiaggia, ci accorgiamo dell’odore di zolfo, del fango e delle mosche sulla riva dell’acqua e qualsiasi voglia di tentare un bagno sparisce.
Riposiamo qualche minuto, riprendiamo le auto e ci fermiamo a fare rifornimento di acqua e qualcosa da sgranocchiare in un distributore – non mangiamo, siamo ancora pieni dalla colazione fotonica del diner.
Cominciamo quindi la salita della catena montuosa verso il parco dello Yosemite e, man mano che saliamo, la temperatura scende e cominciano ad apparire alberi, tanti alberi. Entriamo nel parco e ci ritroviamo in Austria. Boschi di abeti, prati verdi, laghetti.
20 gradi. Eravamo a 30 poche ore prima. Ieri morivamo sotto i 39 del deserto.
Ci innamoriamo subito del paesaggio montano che un pò ci ricorda casa. Dopo tanta sabbia, roccia rossa e panorami aridi un pò di verde ci vuole.
Scendiamo per un’ora buona fino alla vallata dello Yosemite, da dove partono la maggior parte delle camminate per i punti famosi, fermandoci accanto ad un prato. Camminiamo per un pò in mezzo all’erba alta per arrivare infine accanto ad un torrente: decidiamo quindi di prenderci un pò di tempo per pocciare i piedi nell’acqua fredda, respirare l’aria fresca del pomeriggio e fare due chiacchiere, lanciando sassi nel fiume.
Decidiamo di seguire un sentiero per le cascate, passando in mezzo ad una foresta di sequoie altissime e poi salendo tra le rocce facendo zigzag tra turisti asiatici e indiani. La potenza dell’acqua che cade da decine di metri si sente ad ogni secondo, dandoci un senso di pace ammirando il paesaggio montano e verde attorno a noi. Ma il sole sta calando e abbiamo due ore ancora di strada per l’albergo, dall’altra parte della catena montuosa, finalmente in California.
Attraversiamo boschi e foreste, mentre scendiamo il lato di Sonora. Arriviamo a Merced al crepuscolo. Cena veloce al Denny’s tutti imbardati per l’aria condizionata livello pinguino e a letto diretti.
siamo in California


























































