The BigTour 41 – Le acque di Zion

Sveglia presto nella periferia di Las Vegas. Alle sei del mattino ci sono giĆ  i primi zombie da jet lag che girano per la hall in cerca di colazione.
Consumiamo la nostra prima vera colazione americana, facciamo le valigie e alle otto e mezzo siamo pronti per partire. Oggi si inforca la strada, quindi ripassiamo le regole principali del BigTour e come si viaggia in carovana.

La tradizione vuole che il primo giorno si battezzino ufficialmente le auto. CosƬ sotto il sole delle nove del Nevada, il caldo croccante che comincia a salire dall’asfalto e i rombi di un paio di caccia della base militare vicino, attacchiamo gli adesivi sulle carrozzerie.
siamo Entereprise, Pathfinder, Chllenger e Nebula. Quattro navi della flotta di star trek. E vedere il logo disegnato qualche settimana prima a scuola adesso personalizzare le auto tutte grigie, tutte uguali, ci fa emozionare un sacco.

inforchiamo la 15 verso nord, in direzione della prima tappa di questo viaggio epico: Zion. La strada Ć© dritta, nel nulla del deserto del Nevada, ma ci teniamo compagnia ascoltando musica e scambiando battute che non fanno ridere con le radioline.
Pit stop al primo distributore per carico d’acqua, primo hamburger come si deve da Wendy a Hurricane e si vola dentro le mese dello Utah. Ci rendiamo conto subito della meraviglia di questo posto e come il paesaggio cambia radicalmente ogni poche miglia. Lo vedremo spesso in questo viaggio.

Zion ci accoglie circondandoci di montagne in roccia rossa, prati verdi, ranch da favola e ristoranti per turisti. Sicuramente non Ć© l’America wild che ci aspettavamo, ma chiudiamo un occhio e, dopo aver fatto tranquillamente il pass per i parchi al casello, parcheggiamo al visitor center.
Da lƬ, pieni di crema solare e pronti a camminare, prendiamo un simpatico bus guidato da un vecchietto col piede traballino sull’acceleratore che ci trasporta dentro la vallata principale vietata alle auto.

Scesi all’ultima fermata, dopo aver ammirato il paesaggio meraviglioso attorno a noi, Ć© tempo di mettersi in marcia, costeggiando un fiumiciattolo e risalendo il canyon. Fa caldo, ma dopo le due ore di auto e mezz’ora di navetta abbiamo voglia di sgambettare. Passiamo quasi tutto il tempo a guardare in alto ammirando le ripide pareti di roccia alte decine di metri che ci circondano o tentando di avvicinare scoiattoli decisamente sovrappeso.
Quando però il sentiero sembra finire, ecco la sorpresa per tutti: si cacciano i piedi in acqua e si continua la camminata risalendo il torrente. Se all’inizio la sensazione di scarpa bagnata può dare fastidio, ci abituiamo subito a camminare in equilibrio sui sassi del fondo e diventa tutto estremamente divertente.

Ci scattiamo un sacco di foto, tra di noi e ai cappelli di Atlantis. Ridiamo e tiriamo insulti quando si deve passare nei punti più fondi e l’acqua fredda arriva alla pancia. Ammiriamo a bocca aperta le pareti del canyon illuminate dal sole dello Utah con rivoli d’acqua che le attraversano e si gettano nel torrente. Risaliamo per un’ora buona il tragitto godendoci il fresco e la pace di questo posto assurdo, ma il tempo a disposizione comincia ad essere poco, cosƬ giriamo i tacchi e ridiscendiamo fino all’attacco del sentiero, poi al bus e infine al parcheggio del parco.

Lasciamo Zion dietro di noi con un tramonto spettacolare che accende le rocce rosse delle montagne, mentre la flotta sfila via sulle curve di Marte.

Arriviamo a Kanab al crepuscolo e scopriamo a malincuore che l’unico locale aperto per cena nel paese ĆØ il pizza hut accanto all’albergo. Poco male, si segue il flow: prima pizza americana (con ananas) e dritti a letto. Che giornata pazzesca. Ed Ć© solo l’inizio.