Questa volta svegliarsi e aprire le tende della finestra è pazzescamente bello.
Abbiamo dormito in mezzo ad un deserto. Abbiamo dormito in mezzo al nulla, in uno dei luoghi più caldi della terra.
E già alle otto del mattino ci sono 32 gradi.
Oggi è l’ultimo giorno di traversata. Oggi usciremo dalla death valley e arriveremo alla meta finale, che è stata il punto di partenza di tutto: Las Vegas.
Guardando il nulla del deserto dal finestrino delle nostre jeep, ripensiamo a quanto abbiamo visto, quanto abbiamo assaporato in pochi giorni, che sembrano un’eternitá e allo stesso tempo durati un battito di ciglio.
Ci sono due cose importanti da fare oggi, l’ultima tradizione del BigTour da rispettare.
Ogni viaggio ha una missione: seguire le coordinate e trovare il messaggio nella bottiglia nascosto dal master precedente.
Questo viaggio però è particolare. È l’ultimo. E nascondere un messaggio nel deserto non sapendo chi o quando lo recupererà è un azzardo che non ci convince. Così abbiamo pensato ad un’alternativa più romantica, che conservi il fascino della capsula del tempo ma con uno sguardo più aperto: un quaderno di viaggio, un libricino aperto dove ogni bigrocker, passato o futuro, che nel suo viaggio si troverà nella death valley, potrà trovare e scriverci sopra la tua storia e un messaggio per chi arriverà dopo.
Andiamo al ristorante di Furnace Creek e convinciamo il responsabile a parlare per noi al desk dell’albergo vicino per mettere il libro nella loro biblioteca. Chiunque così potrà andare lì, annunciarsi come BigRocker e vedere il libro.
Siamo contenti ed emozionati a scrivere il primo di tanti (speriamo) messaggi. Un privilegio che ci lascia però anche un senso di malinconia forte, vista anche la fine imminente del viaggio.
Usciamo dalla valle della morte percorrendo un ultimo sterrato simbolico, per ricordarci le strade infinite fatte insieme negli ultimi dieci giorni.
Il contachilometri segna 2250 miglia, più di 5000 chilometri. Abbiamo corso tantissimo. Visto tantissimo.
Che viaggio.
Appena dopo Pahrump deviamo in un piccolo canyon per recuperare, leggere con commozione e poi bruciare il messaggio del master 40. Ci sentiamo privilegiati. Sentiamo di aver portato a termine un’avventura incredibile.
Le ultime miglia prima dei palazzoni di Vegas sono quasi in silenzio, che si scarica subito non appena entriamo nella strip più famosa del mondo, circondati da casinò, luci, fontane pazzia.
Arriviamo all’Aria, il nostro albergo per i prossimi due giorni da ricchi, scarichiamo le valigie e portiamo in aeroporto le auto.
Una lacrima scende quando spegniamo per l’ultima volta i motori di Enterprise, Pathfinder, Challenger e Nebula. Ce l’hanno fatta anche loro. Con non poche difficoltà, ma siamo tutti vivi.
Torniamo in uber in albergo, facciamo check in per le stanze e…
Il BigTour 41 finisce con queste righe.
Perché tutto ciò che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas.
Perchè è bello lasciarvi con un po di suspance.
Ma non vi preoccupate, staremo bene.
Perché le storie, le storie quelle belle, finiscono.
Oppure no.


























