The BigTour 41 – La valle della morte

Sembra quasi strano svegliarsi, aprire le tende della finestra dell’albergo e vedere di nuovo un paesaggio vuoto, secco fino all’orizzonte. Fa strano dopo la full immersion di città, macchine, persone di ieri e al tempo stesso sembra però una vista familiare, come se fosse la normalità – ed evidentemente lo è stata – svegliarsi nel deserto e vedere nulla e natura dalla finestra.

Ma abbiamo visto tanti paesaggi diversi, lo abbiamo ripetuto milioni di volte e forse abbiamo sempre utilizzato la parola “deserto” solo per descrivere la desolazione infinita dei posti che abbiamo attraversato.

Oggi andiamo nel vero deserto.

Carichiamo le auto e partiamo: niente benzina stavolta, faremo il pieno prima di entrare nella death valley perché li dentro un gallone costa in media il doppio rispetto al resto della California – ed è già uno dei prezzi più alti del viaggio.

Attraversiamo il Mojave, scorgiamo i campi infiniti di pale eoliche e il cimitero degli aerei, dove dopo un certo numero di ore di servizio, questi giganti bianchi vengono posteggiati fino allo smantellamento.

Ultima spesa da Walmart per il pranzo e ripartiamo veloci.

Mentre ci avviciniamo alla valle, e cominciamo a salire la prima delle due catene montuose che ci separano dal parco, la temperatura comincia rapidamente ad alzarsi: 32,33,35 gradi… e continua a salire.

Ci fermiamo proprio sopra la seconda catena di colline, passando da zero a più di 2000 metri in pochissimo tempo.

Troviamo uno spot, l’unico, con un paio di panchine all’ombra di alcuni alberi e pranziamo con i soliti panini, patatine e Gatorade dai gusti più assurdi con vista sulla valle della morte.

La discesa nel parco della death valley è segnato dall’indicatore della temperatura che sale sempre di più… 38,39,40…

Ci fermiamo al “campo da golf del diavolo”: un parcheggio in mezzo ad una piana salata nel centro della valle. Il termometro segna 42 gradi: un vento caldissimo ci soffia in faccia e il sole picchia sulla pelle come non mai. Ci godiamo un minuto di silenzio assordante, prima di rifugiarci in auto con l’aria condizionata a palla.

Proseguiamo il giro guardandoci attorno e meravigliandoci ad ogni centimetro di nulla. È strano, ma dopo aver osservato la maestosità dei canyon, l’eleganza delle onde nella roccia rossa, i colori delle sequoie, queste montagne, questi colori, questo nulla ci rapisce. La death valley ti prende l’anima.

Percorriamo l’artist drive: una strada a senso unico che si inerpica per le montagne a bordo della vallata, passando tra varchi stretti e ammirando i diversi colori delle rocce che creano una tavolozza fantastica. Ci facciamo qualche minuto di camminata sulle dune di stovepipe ammirando il deserto di sabbia per la prima volta, prima di essere nuovamente sopraffatti dal caldo ed essere costretti a rintanarci nelle auto.

Ci sarebbe tantissimo da esplorare in death valley, ma questa temperatura (che intanto ha toccato i 43) è veramente proibitiva.

Decidiamo di andare prima in albergo, una struttura carina proprio in mezzo alla valle e lanciarci di gusto in piscina.

Passiamo un paio d’ore a nuotare, schizzarci, ridere e riposarci nell’acqua calda, che rende i 40 gradi all’esterno quasi freddi.

Cena abbondante e deliziosa nel ristorante dell’albergo e, non appena si fa buio, riprendiamo le auto per spostarci di nuovo sulle dune ad ammirare le stelle.

Anche con la luna in mezzo al cielo, che illumina la vallata tanto da riconoscerci seduti sulla sabbia tra di noi, il firmamento che si scorge è pazzescamente infinito.

Dedichiamo a questo paesaggio, a questa giornata calda ma bella, al viaggio e all’amicizia che ci sta unendo un sorso dell’ormai amato Fireball.