Japanese School: un progetto di Sabrina Lanfranchi

Sabrina Lanfranchi, ex studentessa del Master 39 in Computer Grafica di BigRock, ha scelto di concentrarsi, nei suoi primi lavori post-accademici, sulla creazione di environment 3D.

Durante la fase di ricerca delle reference per questo progetto, il suo interesse si è rivolto agli ambienti abbandonati: luoghi ideali per sperimentare texture complesse e stratificate. La scelta finale è ricaduta sull’immagine di un corridoio di una vecchia scuola giapponese in rovina.

Fase di modellazione

La modellazione è stata guidata dalla reference principale, che si è rivelata fondamentale anche per mantenere una corretta scala degli elementi.
Sabrina ha iniziato dal blocco delle forme principali (muri, finestre e strutture portanti) per poi procedere con l’aggiunta dei dettagli, come luci, cavi e fogli di carta posizionati a terra.
Una volta completate le geometrie, ha sviluppato le UV dell’intero environment.

Fase di texturing

Lavorare con una reference chiara ha semplificato la scelta di materiali, colori e dettagli. Pur partendo da una base più neutra, meno saturata di toni verdi (introdotti successivamente in lighting), Sabrina ha preparato due versioni preliminari: una più illuminata, ottenuta aumentando la brightness, e una più neutra per bilanciare il verde presente nella reference.

In Substance Painter il processo è iniziato con un block-out generale, definendo i colori principali e armonizzando la palette. Successivamente sono stati aggiunti diversi layer per:

  • ricreare le texture dei materiali principali (legno, cemento, vetro);
  • aggiungere dettagli (come sporco, ruggine, peeling della vernice, crepe nel cemento e muschio sul legno);
  • rifinire gli elementi minuti, come macchie a terra e ulteriori segni di usura.

Fase di lighting e rendering

Per la fase finale, Sabrina ha utilizzato Arnold. Ha scelto un HDRI dalle tonalità verdi, in modo da suggerire un’ambientazione immersa nella vegetazione, e ha aggiunto diverse area light per ottenere un’illuminazione più realistica e coerente.

La resa visiva è stata poi ulteriormente perfezionata attraverso una breve fase di compositing, utile per bilanciare luci e ombre in modo più preciso.

Conclusioni

Il risultato finale è un progetto estremamente riuscito e curato nei minimi dettagli. Una dimostrazione di quanto la curiosità, la pratica costante e la voglia di sperimentare siano fondamentali per portare a termine lavori complessi e di alta qualità come questo.

Continua a seguire il nostro blog per scoprire altri progetti realizzati dai nostri BigRocker!